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Stress nella coppia

Una coppia non è solo l’unione di due singoli individui, ma può essere intesa come un organismo che vive di vita propria, un tutto che è più della semplice somma delle sue parti. La coppia ha infatti un suo ciclo vitale: nasce, si sviluppa nel tempo, costruisce una sua storia, fatta di modi di essere, abitudini, racconti, esperienze, significati condivisi. Proprio come un essere vivente, dunque, la coppia può vivere momenti di stress non ascrivibili al malessere specifico di uno dei due componenti. Ogni coppia si trova ad un certo momento della propria storia davanti ad una necessità di cambiamento, ad una crisi intesa come momento di “separazione” (significato originale della parola) da uno stato precedente di cose ad un nuovo assetto relazionale. Tale richiesta di cambiamento può diventare fonte di stress, come reazione ad uno stato irrisolto di tensione, ovviamente nel singolo, ma anche nella coppia vista come globalità. Come diverse evidenze hanno dimostrato, lo stress prolungato può portare a deterioramento dell’organismo se questo non riesce a far fronte alla causa di stress e uscire dal conflitto. Tuttavia, lo stress può anche essere l’indicatore di un momento di grande importanza per il proprio sviluppo e può diventare l’occasione per generare crescita e passare ad una nuova fase di vita. Lo stesso può valere per la coppia, se la intendiamo come un organismo vivente.

Il momento di crisi può essere rappresentato, ad esempio, dal passaggio di due individui da amanti a coppia “ufficiale”. Può succedere che i due vivano questa trasformazione con l’aspettativa di una grande svolta in positivo, perché finalmente potranno vivere il loro amore alla luce del sole e questo non potrà che farlo crescere sempre di più. In realtà, questo delicato e importante passaggio può deludere l’aspettativa dei due, perché comporta la necessità di ricalibrare la relazione nella vita quotidiana dei singoli, dandole un nuovo assetto e significato. Lo stesso si può dire per una coppia che decide di andare a vivere insieme dopo tanto tempo, ma anche nel caso di un nuovo lavoro di uno dei due, un trasferimento in una nuova città, o un parente che non sta bene. Anche un evento meraviglioso come la nascita di un figlio può rappresentare una fonte di stress e un grande cambiamento. 

In tutti questi casi, la coppia ha bisogno di ridefinire la propria identità, i patti espliciti e impliciti che la fondano, le regole e i confini tra i componenti, i ruoli del singolo e della coppia nella sua complessità.

 

Il calo del desiderio 

Eventi altamente stressanti possono portare i due membri a modificare alcuni comportamenti della propria routine, ad esempio trascurando il proprio aspetto, dedicandosi più al lavoro che alla relazione stessa, dormendo con la porta della camera aperta o con i figli nel letto matrimoniale, avendo rapporti sessuali sbrigativi, o coricandosi prima o dopo il coniuge. Queste modifiche nel modo di comportarsi della coppia possono determinare da parte di uno dei due membri o di entrambi un calo del desiderio, che può essere associato o meno ad alterazioni anche della sfera dell’eccitazione e/o dell’orgasmo e inibire di conseguenza la dimensione della sessualità.

Il calo del desiderio all’interno della relazione è molto diffuso, nel ciclo di vita di una coppia subentrano infatti periodi di stanchezza, di tensione, di impegni che necessariamente si riversano sul rapporto, sia sotto il profilo relazionale che, necessariamente, sotto quello sessuale. Un abbassamento del desiderio, oltre che da grossi cambiamenti sperimentati all’interno della relazione, potrebbe essere determinato dalla routine e dalla quotidianità sperimentata in coppie che stanno assieme da tanti anni. Nel caso, infatti, di relazioni molto lunghe si potrebbe verificare monotonia durante i rapporti, che spesso vengono eseguiti con le stesse modalità e dinamiche, diminuiscono quindi le fantasie e i pensieri sessuali e si abbassa il desiderio responsivo (quello in risposta alle avances del/della partner). Questo calo nel desiderio di avvicinamento alla sessualità, rispetto ad uno stato precedente di soddisfazione da parte della coppia, potrebbe aumentare il livello di stress percepito all’interno della stessa e alterare maggiormente sia la dimensione della sessualità che quella della relazione.

Il calo del desiderio sessuale, anche se provato da uno solo dei due membri, è un disagio che riguarda la coppia come unità, e quindi può causare alcune conseguenze negative: ad esempio il fatto che si riducono le affettuosità fisiche tra i partner perché vengono confuse con l’avvio dell’attività sessuale, oppure il fatto che si possa perdere il valore positivo legato alla condivisione delle esperienze sessuali. Fare l’amore, infatti, comporta la condivisione di piacere fisico e di vicinanza emotiva e, quando viene a mancare, anche le normali tensioni diventano più difficili da sopportare.

 

Come si può intervenire?

Si possono affrontare vari livelli di intervento per riportare la coppia ad uno stato di sessualità soddisfacente per entrambi. È molto importante stabilire una comunicazione efficace tra i partner, in modo da poter esporre liberamente il proprio disagio, i propri sentimenti e vissuti rispetto alla sessualità e esplorare assieme delle possibilità di soluzione. È altresì importante, nei casi in cui la coppia stia assieme da molto tempo, e vada incontro ad una sessualità percepita come monotona, introdurre degli elementi di novità spazio-temporali e progettare esperienze condotte in un’atmosfera rilassata e non esigente, in grado di accendere nuovamente la fiamma del desiderio sopita.

La sfera sessuale è intrinsecamente collegata a quella relazionale. I problemi del desiderio affiorano spesso quando l’importanza che i partner si attribuiscono reciprocamente supera il loro livello di differenziazione e potrebbe essere utile, al fine di ravvivare il desiderio sessuale e quindi la sessualità, dedicare maggior tempo a sé stessi, riacquistando un po’ di indipendenza rispetto al partner. Al tempo stesso è fondamentale coltivare nuovamente l’affettività all’interno della coppia, ripristinando quindi atteggiamenti piacevoli come abbracci, carezze, passeggiate mano nella mano per poi ritornare gradualmente, in modo non ansiogeno, all’intimità fisica perduta e quindi ad una sessualità piacevole.

Dunque, per affrontare lo stress derivante da queste fasi di cambiamento e non esserne travolti e logorati fino ad arrivare alla rottura, sembra importante far fronte non solo alle capacità del singolo, ma alle strategie di soluzione che la coppia ha sviluppato nel corso della propria storia e che possiamo definire coping diadico. Bisogna capire quali risorse nasconde la coppia, quali strategie vincenti ha utilizzato in passato nel costruire il proprio legame. Spesso questa consapevolezza può essere raggiunta rafforzando la comunicazione tra i due, riscoprendo il senso del noi e ripatteggiando valori condivisi, cosa che può essere ostacolata dalla tendenza del singolo a ricorrere a strategie individuali di risoluzione del problema, chiudendosi in sé e bloccando le possibilità di azione.

Al contrario, se lo stress viene visto come effetto di un cambiamento, è solo nella coppia stessa che possono essere recuperate le strategie di risoluzione della crisi e le dimensioni di legame affettivo e benessere.

Dunque, appare fondamentale ritrovare un dialogo costruttivo tra i partner. Per fare ciò provate a chiedere all’altra persona: “Di cosa hai bisogno? Cosa ti manca? Come possiamo fare per…?”. Entrambi dovete darvi l’occasione di esprimere il vero bisogno inespresso e insoddisfatto. Questo dialogo permette di trovare davvero il bandolo della matassa, ed evita il circolo vizioso di incolparsi a vicenda, che non porta da nessuna parte.

 

Quando lo stress non è nella coppia, ma intorno ad essa: il fenomeno del “minority stress”

Perché con la mia dolce metà in realtà va benissimo, ma non mi sento sereno al riguardo?”  

Sì, può succedere che una coppia non abbia difficoltà al proprio interno, ma non si senta del tutto felice e soddisfatta, perché è in realtà il contesto ambientale e culturale a discriminare quel tipo di legame e dunque a generare stress. Questo è molto frequente quando si parla di coppie omosessuali o miste (i due partner appartengono a paesi e culture differenti). In questi casi i pregiudizi e le pressioni ambientali possono essere così forti da generare importanti ricadute anche sulla salute di uno o di entrambi i partner. Si tenderà a provare ansia, aumento della pressione sanguigna, malessere legato alla discriminazione e ai pregiudizi, tutte sensazioni condivise, non più vissute da una sola persona. 

Se pensiamo ad un uomo omosessuale, potrebbe essere che esso vivrà uno stress individuale, causato da una molteplicità di fattori come la preoccupazione riguardo a come gli amici e la famiglia reagiranno alla scoperta del suo orientamento sessuale, o l’idea che si sappia nell’ambiente di lavoro e che questo possa compromettere la sua carriera. Oltre a ciò, l’ansia e lo stress aumenteranno una volta che quest’uomo trova un compagno: nei primi tempi potrebbe decidere di nascondere la relazione, compromettendo di conseguenza la qualità del rapporto. 

Allen LeBlanc, professore di sociologia all’ Health Equity Institute della San Francisco State University, nelle sue nuove ricerche pubblicate sul “Journal of Marriage and Family” si occupa proprio di tale minority stress: ovvero quel tipo di stress che colpisce le persone che fanno parte di una minoranza (religiosa, etnica o data dal proprio orientamento sessuale), prendendo in considerazione l’impatto che causa a livello di salute complessiva.

Per approfondire la questione, LeBlanc e i suoi colleghi hanno iniziato a reclutare centinaia di coppie per dare inizio al primo studio sul minority stress di coppia; l’indagine misurerà i livelli di stress del singolo e della coppia come entità del tutto separate, per poi ripetere le misurazioni di anno in anno. Se l’interesse al momento è concentrato sulle coppie con partner dello stesso sesso, secondo LeBlanc l’idea si applica in egual maniera a quelle tra persone di etnia e credo religioso differente, ma anche a quelle in cui uno dei due partner è significativamente più vecchio dell’altro.

In questo caso, per ridurre l’ansia e lo stress nella coppia, il lavoro da fare è complesso e coinvolge diversi piani: da quello individuale, a quello della relazione, fino alla sensibilizzazione dell’ambiente circostante.

Per quanto riguarda il piano individuale e di coppia è possibile intraprendere un percorso di consapevolezza e accettazione del proprio orientamento sessuale, se parliamo di coppie omosessuali, ma anche delle differenze etniche o religiose all’interno della coppia, così come dei punti di contatto e condivisione tra i partner. Se uno dei due ha particolari difficoltà ad ammettere e comunicare apertamente la propria relazione, potrebbe essere utile un percorso di psicoterapia individuale mirato all’esplorazione delle proprie emozioni e dei propri bisogni, fino ad arrivare ad un’accettazione serena della propria identità e della propria vita sentimentale.

 

Bibliografia:

  • Bodenmann, G. (2005), “Dyadic coping and its significance for marital functioning”. 
  • Donato S. (2014), “Il coping diadico, ovvero far fronte allo stress insieme”, Giornale Italiano di Psicologia, XLI/03, 473-501, doi: 10.1421/78499.
  • Graziottin A. (2004), “Principi e pratica di terapia sessuale”, Sandra R. Leiblum; Raymond C. Rosen, pp. 47-88.
  • Salamino F. (2018), “Aiuto mi si stressa la coppia! L’adattamento come una sfida da vincere in due”, Psicologia Contemporanea, n. 269, pp. 25-29.
  • Simonelli C. (2006), “L’approccio integrato in sessuologia clinica”, Franco Angeli, pp. 30-63.
  • T.A. Revenson, K. Kayser, G. Bodenmann (Eds.), “Couples coping with stress. Emerging perspectives on dyadic coping”, APA, Washington, pp. 33-50.

One Reply to “Stress nella coppia”

  1. Trovo che quest’articolo – peraltro scritto decisamente bene – centra il tema dei sui principali aspetti e declinazioni.

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