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Stress e disturbi d’ansia

Come sono collegati?

Al giorno d’oggi la vita che numerose persone conducono è eccessivamente richiedente e caratterizzata da alti livelli di stress. Questo determina quindi anche un inevitabile innalzamento dell’ansia, che è strettamente connessa allo stress. 

I lavori molto competitivi, le moderne tecnologie, le pressioni sociali, l’assunzione di cibo confezionato, la difficoltà a trovare lavoro, l’uso di droghe e alcool, i problemi del sonno, sono solamente alcuni dei fattori che contribuiscono ad aumentare l’ansia nella vita di ognuno di noi.

Che cos’è esattamente l’ansia?

La parola ansia deriva dal latino “angere”, ovvero stringere. Tale termine descrive in maniera molto chiara la sensazione di disagio vissuta da coloro che soffrono di uno dei disturbi di questo ampio spettro, ovvero l’idea di imbarazzo, costrizione ed incertezza del futuro.

L’American Psychiatric Association (APA, 1994) la definisce come:

“L’anticipazione apprensiva di un pericolo o di un evento negativo futuro, accompagnata da sentimenti di disforia o da sintomi fisici di tensione. Gli elementi esposti al rischio possono appartenere sia al mondo interno che a quello esterno”. 

L’ansia è un’emozione che esiste da sempre e può essere sperimentata da chiunque in qualsiasi circostanza. Nonostante possa risultare strano, questa emozione è utile alla nostra sopravvivenza e per tale motivo la sua eliminazione non è né auspicabile né possibile, mentre l’obiettivo comune è la sua riduzione all’interno della normale variabilità dell’esperienza umana. 

L’ansia è multisfaccettata, caratterizzata da specifici sintomi di tipo fisico, cognitivo, comportamentale ed emotivo.

  • Caratteristiche fisiologiche: aumento del battito cardiaco; dolore o pressione al petto; respiro accelerato e affannoso; sensazione di soffocamento; brividi o vampate di calore; tensione muscolare; vertigini e stordimento; fastidio allo stomaco, nausea o diarrea; sensazione di svenimento; bocca secca; addormentamento delle braccia o delle gambe; offuscamento della vista.
  • Caratteristiche cognitive: paura di impazzire, di svenire o morire, di perdere il controllo; paura di un danno fisico; paura del giudizio negativo altrui; ipervigilanza per la minaccia; pensieri immaginari catastrofici o ricordi spaventosi; difficoltà di ragionamento; perdita di lucidità; restringimento dell’attenzione; difficoltà di memoria.
  • Caratteristiche emotive: forti sensazioni di minaccia; tensione e agitazione emotiva; preoccupazione; impazienza e irritabilità; reattività eccessiva; senso di oppressione e timore.
  • Caratteristiche comportamentali: evitamento delle situazioni ritenute minacciose; fuga da luoghi ritenuti pericolosi; iperventilazione; ricerca di rassicurazioni negli altri; inerzia e congelamento; agitazione e irrequietezza; difficoltà a parlare.

Distinzione tra ansia e paura

A chi di noi non è capitato di provare paura o di sentirsi ansioso di fronte ad una situazione difficile?

L’ansia e la sua stretta parente, la paura, sono normali componenti della vita di tutti i giorni ma, per comprendere meglio questi meccanismi, è necessario iniziare con la spiegazione della distinzione di queste due emozioni. 

L’ansia solitamente viene definita come un’emozione spiacevole associata ad un senso generale di pericolo, la sensazione che qualcosa di brutto sta per accadere. L’esperienza dell’ansia, però, non è solo emotiva ma coinvolge un complesso sistema di risposte di tipo cognitivo, affettivo, fisiologico e comportamentale alla modalità di minaccia. Essa, dunque, descrive uno stato più duraturo di minaccia che include anche altri fattori quali ad esempio l’incertezza, l’incontrollabilità, la vulnerabilità personale.

Nella paura, invece, il pericolo risulta essere più specifico, concreto, immediato. Clark e Beck (2010), hanno fornito una definizione della paura come “un primitivo stato di allarme automatico neurofisiologico che coinvolge la valutazione cognitiva di un’imminente minaccia o pericolo alla sicurezza di un individuo”. Essa ha una funzione adattiva che è fondamentale per la sopravvivenza umana e rappresenta il nucleo centrale di tutti i disturbi d’ansia (Beck et al., 1985; Barlow, 2002).

L’ansia dunque risulta essere diversa dalla paura, poiché quest’ultima è una reazione funzionale ad affrontare un pericolo immediato mentre l’ansia si pone come obiettivo l’affrontare una preoccupazione sulla verificabilità di un evento futuro. E’ inoltre importante sottolineare l’aspetto di “immediatezza” tipico della paura, in contrasto con l’atto di “previsione” che caratterizza l’ansia.

ANSIA

PAURA

Funzione
Proteggere da un pericolo futuro 

Funzione
Proteggere da un pericolo immediato

Tipici eventi scatenanti
Pensare o immaginare una
futura situazione temuta 

Tipici eventi scatenanti
Confrontarsi con una minaccia,
esibirsi in pubblico,
affrontare una situazione nuova

Tipici pensieri automatici
“Non sarò in grado di gestirlo”,
“Mi lascerà”, “E se…?”

Tipici pensieri automatici
“Non sono in grado di gestirlo”,
“Sto per sbagliare”,
“Sono in pericolo” 

Sensazioni fisiche comuni
Difficoltà a rilassarsi, tensione
e rigidità muscolare, insonnia,
difficoltà a concentrarsi,
tachicardia, nausea, nervosismo

Sensazioni fisiche comuni
Tachicardia, stomaco in subbuglio,
nausea, nodo in gola,
respiro corto, nervosismo

Azioni tipiche correlate
Evitare persone o luoghi
che inducono paura, richiesta di rassicurazione da parte degli altri

Azioni tipiche correlate
Fuga, congelamento,
urlare, piangere,
cercare un posto sicuro

Ansia normale e patologica

Se la paura e l’ansia sono reazioni normali ed evoluzionisticamente adattive, quali elementi determinano il passaggio da uno stato normale ad uno patologico? Come è possibile capire quando l’ansia diventa eccessiva e disfunzionale?

L’ansia diventa anormale quando un individuo presenta una o più di queste caratteristiche (Clark & Beck, 2010):

  • Pensieri disfunzionali: vi è una valutazione erronea del pericolo in una o più situazioni. La persona percepisce un pericolo non dimostrabile concretamente con un’osservazione diretta. Ad esempio potresti temere per la tua vita alla vista di un piccolo topo. Valutandolo come pericoloso, hai attivato la modalità di minaccia, attraverso un pensiero disfunzionale del tipo “sono in pericolo”. L’ansia sperimentata di fronte al topo è eccessiva in quanto non vi è un pericolo reale in grado di minacciare la tua vita.
  • Funzionamento compromesso: la paura e l’ansia interferiscono con l’abilità di una persona di condurre una vita quotidiana soddisfacente, intaccando concretamente la sua routine (scuola, lavoro, relazioni sociali).
  • Persistenza continua della minaccia e del pericolo: l’ansia persiste più a lungo di quanto ci si aspetterebbe in situazioni normali.
  • Falsi allarmi: la persona si trova a sperimentare una forte ansia rispetto a stimoli considerati neutri ma che vengono interpretati in maniera catastrofica. Ad esempio, potresti pensare che il rumore che hai appena sentito a casa siano dei ladri invece è il tuo cane che ha fatto cadere un oggetto.
  • Ipersensibilità agli stimoli: lievi segnali interni o esterni, percepiti come potenzialmente minacciosi, scatenano una risposta ansiosa molto forte, il range dei pericoli diventa molto più ampio.

Quando si vive un periodo di forte stress, dunque, può succedere che il livello dell’ansia sperimentata cresca, portando a sperimentare i sintomi sopra citati. 

Nei casi più gravi può succedere che in determinati momenti l’ansia cresca fino ad oltrepassare il limite di una soglia, raggiungendo il livello del panico.

STRESS ???? risposta psicofisica a richieste e/o pressioni provenienti dall’ambiente (fattori esterni) o dall’individuo (fattori interni).

ANSIA ???? stato emotivo che aumenta sotto stress, caratterizzato da sensazioni di tensione, minaccia, preoccupazione.

ATTACCO DI PANICO ???? breve episodio di ansia intollerabile, della durata di circa 10 minuti, in cui si presentano con alta intensità i sintomi fisici, cognitivi ed emotivi dell’ansia.

grafico andamento ansia e stress

Ciascuno di noi nasce con un determinato livello basale di ansia (più o meno elevato)

Lo stress legato agli eventi di vita quotidiana contribuisce all’innalzamento di tale livello basale di  ansia

Quando lo stress è eccessivo, il livello di ansia può incrementare fino a raggiungere una “soglia”, superata la quale viene innescato un attacco di panico

Disturbi dello spettro ansioso

Nel DSM 5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – quinta edizione) attualmente i disturbi d’ansia includono (APA,2013):

  • Disturbo d’ansia generalizzato: eccessiva tensione e preoccupazione riguardo a svariate attività o eventi. La persona lamenta ansia per la maggior parte dei giorni, da almeno sei mesi o più.
  • Disturbo di panico: l’attacco di panico è un momento acuto di forte ansia che può manifestarsi in diversi disturbi. Quando si struttura una situazione di attacchi di panico ripetuti e paura persistente che si manifestino questi episodi, con ansia anticipatoria (ansia che si attiva prima dell’episodio) in tutte quelle situazioni ritenute a rischio di innescare un attacco di panico, si parla allora di “disturbo di panico”.
  • Disturbo d’ansia sociale: in questo caso l’ansia è specificamente collegata a situazioni sociali: la persona ha paura di parlare in pubblico, esibirsi, attirare l’attenzione, essere giudicata dagli altri. Il disturbo porta ad una compromissione della vita in diversi ambiti, in quanto la persona evita tutte quelle situazioni che attivano l’ansia.
  • Fobie specifiche: l’ansia e la paura si attivano con forte intensità solo in risposta a determinati stimoli, che possono andare da animali o insetti (topi, ragni, cani…), a oggetti (siringhe, coltelli, sangue…) a situazioni o ambienti (ospedali, svenimento, rossore, altitudine…).

Come abbiamo visto, in periodi di vita altamente stressanti, l’ansia di base dell’individuo sale di livello. Questo può scatenare la comparsa di uno di questi disturbi, che assumerà una forma specifica in base alle predisposizioni e ai fattori di rischio presenti in ogni persona.

Come possiamo intervenire?

Alla luce della sintomatologia esplicitata finora, soprattutto nei casi di ansia grave, in cui vi siano importanti compromissioni a livello fisiologico, è necessario rivolgersi a forme di aiuto come quella farmacologica. Tale intervento risulta essere fondamentale ed auspicabile nel momento in cui ci si rende conto che l’ansia si trascina per lungo tempo o è di grave intensità, poiché comporta forti limitazioni a livello sociale e lavorativo. L’intervento farmacologico non rappresenta, però, l’unica soluzione possibile. 

La terapia cognitivo-comportamentale rappresenta ad oggi uno degli approcci maggiormente efficaci nell’ambito del trattamento psicologico dei disturbi d’ansia. 

Il fondamento della terapia cognitivo comportamentale è il seguente: “Il modo in cui pensi influisce sul modo in cui ti senti”. Dunque, il disagio emotivo associato all’ansia non dipende tanto dalla situazione in sé, quanto piuttosto dal contenuto dei pensieri negativi o catastrofici relativi a tale situazione.  Spesso, tali pensieri negativi conducono alla messa in atto di strategie e comportamenti disfunzionali, che a loro volta favoriscono l’intensificarsi dei sintomi ansiosi, innescando dei veri e propri circoli viziosi. L’obiettivo della terapia cognitivo-comportamentale è identificare i pensieri negativi e i meccanismi di mantenimento che alimentano nel tempo la sofferenza psicologica associata all’ansia.  Le frasi che continuamente ripeti nella tua testa quando provi ansia (“non ce la farò mai”, “andrà tutto male”, “sono certo che fallirò”) sono il vero nucleo del problema. 

Attraverso il percorso psicoterapeutico, potrai cambiare il tuo modo di rapportarti all’ansia, preservando tutti gli aspetti per i quali essa risulta utile e funzionale ed eliminando la sua componente patologica e disfunzionale.

Infine è importante sottolineare che la psicoterapia cognitivo-comportamentale, oltre a rappresentare un fattore protettivo per le ricadute a lungo termine (diversamente dalla sola terapia farmacologica), prevede l’integrazione di programmi specificatamente mirati alla prevenzione delle ricadute (ad esempio la Mindfulness Based Stress Reduction, un programma di riduzione dello stress e dell’ansia tramite i principi della meditazione). 

Grazie di averci seguito!
Questo mese abbiamo per te un allegato speciale: l’interessante estratto di un testo, utilissimo da leggere e rileggere per imparare ad essere la versione migliore di se stessi, a partire dal rapporto con l’ansia, la paura e il dolore.
Lo trovi qui.

Bibliografia
American Psychiatric Association. (1994). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (4th ed.). Washington, DC: Author. Tr. It. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Masson, Milano 2002.
American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). Arlington: American Psychiatric Publishing. Tr. It. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Raffaello Cortina Editore, Milano 2014.
Barlow, DH (2002). Anxiety and its disorders: The nature and treatment of anxiety and panic. Guilford, New York.
Beck A.T., Emery G., (1985). Anxiety disorders and phobias: a cognitive perspective. Basic Books: New York.
Clark, D. A., & Beck, A. T. (2010). Cognitive Therapy of Anxiety Disorders. Science and Practice. New York: Guilford Press.

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