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L’assertività

Potente strumento per ridurre lo stress relazionale

assertività

All’interno del nostro blog, il tema dello stress funge spesso da filo conduttore in molti articoli e approfondimenti ed è quindi possibile ritrovarlo sotto numerose sfumature. 

Per quanto riguarda la coppia, intesa in termini sessuali, sociali e emotivi, la tematica dello stress è stata precedentemente trattata in questo articolo da noi di eiréne assieme all’aiuto della sessuologa Dott.ssa Serena Gungui, con la quale abbiamo avuto il piacere di collaborare nel corso degli anni precedenti. In quel caso la nostra attenzione è stata incentrata sui vari tipi di stress che la coppia si trova a dover gestire nel corso della vita coniugale e su come poterli affrontare, anche dal punto di vista sessuale. 

Vi siete mai interrogati su…

Le domande che invece oggi vogliamo porvi sono diverse e abbracciano tutte quelle situazioni che possono portare ad incomprensioni, litigi, scontri anche importanti, sia nella vita privata che sul lavoro, innalzando livelli di stress. 

Quante volte vi siete ritrovati a discutere con il vostro partner, un amico o un collega, provando la sensazione di non essere ascoltati? Quante volte fate difficoltà ad esprimere i vostri bisogni o le vostre opinioni all’altra persona? O al contrario, vi capita di sentirvi dire che non ascoltate mai e non capite la persona che avete di fronte? 

Come avrete capito, quindi, oggi vogliamo parlarvi dello stress che può derivare dalle difficoltà di comunicazione, e di quale può essere una delle strade per alleviarlo: l’assertività, attraverso la quale è possibile favorire una più ricca espressione dei desideri, delle emozioni e delle esigenze del singolo, migliorando di conseguenza le relazioni interpersonali.

L’assertività

Il termine assertività deriva dall’inglese “to assert”, che originariamente significava “mettere uno schiavo in libertà” ed ha poi preso il significato di “affermare con convinzione”, andando dunque a sottolineare quella libertà che è possibile avere nel momento in cui si esprime il proprio parere in maniera consapevole, responsabile, in assenza di condizionamenti e frustrazioni.  

Quando si parla di assertività si fa quindi riferimento alla capacità della persona di riconoscere e manifestare le proprie emozioni, bisogni, preferenze, desideri e difendere i propri diritti. Tali manifestazioni devono avvenire in maniera diretta, chiara, onesta, adeguata al contesto e nel rispetto di sé e dell’altro.

La persona che riesce a comunicare in questi termini, mantenendo ferma la propria opinione e riuscendo a farsi ascoltare, senza però ledere la dignità o mancare di rispetto al proprio interlocutore, può considerarsi una persona assertiva. L’assertività può essere vista come la strada principale per risolvere le situazioni di conflitto, facilitare la comunicazione, ridurre lo stress, l’ansia o la rabbia, sia nei confronti di noi stessi che degli altri, che possono derivare da comunicazioni poco chiare e condizionate da timori o pregiudizi.

Partiamo dal capire quali aspetti caratterizzano la comunicazione tra due individui. La comunicazione non è un semplice passaggio di informazioni, ma può essere intesa come un fenomeno complesso, che si arricchisce del bagaglio emozionale, sociale e culturale delle persone che la mettono in atto. Come afferma Watzlawick in “Pragmatica della comunicazione umana” (Watzlawick et al., 1971) la comunicazione “è attivata dalle relazioni, dipende da essa, le definisce e le modifica”.

Il processo comunicativo, dunque, non ha a che fare solo con il contenuto verbale che viene scambiato tra due persone, ma riguarda anche il linguaggio non verbale: la postura, il tono della voce, lo sguardo, le espressioni facciali, la vicinanza fisica all’interlocutore, portano anch’essi messaggi importanti, che vengono recepiti a livello più o meno consapevole da chi li riceve.

Quali sono dunque i tipi di comunicazione che possono portare al conflitto o all’incomprensione?

L’assertività può essere descritta lungo un continuum comportamentale, ai cui poli abbiamo comportamenti comunicativi disfunzionali e non assertivi, opposti tra loro.

assertività
 

Lo stile passivo

Se fate fatica ad esprimere la vostra opinione o le vostre emozioni, se mettete i bisogni degli altri prima dei vostri, se vi sentite non ascoltati e prevaricati dalle persone con cui avete a che fare, probabilmente avete uno stile comunicativo passivo. Chi rientra in questo stile:

  • Ha difficoltà nel fare o rifiutare richieste
  • Ha difficoltà nel fare o accettare complimenti e nel comunicare i propri sentimenti
  • Ha bisogno dell’approvazione altrui
  • Dipende dal giudizio altrui
  • Ha spesso paura di sbagliare
  • Prova disagio di fronte ad estranei
  • Ha difficoltà nel prendere decisioni
  • Se dice di no o risponde male a qualcuno, dopo sperimenta forti sensi di colpa
  • Giudica gli altri migliori di lui (ha una bassa autostima)

Come si manifesta a livello non verbale lo stile passivo?

  • I gesti tipicamente sono limitati, incerti e rapidi (torcersi le mani, giocherellare con abiti o altro, annuire spesso…)
  • Il tono della voce è basso, incerto, lamentoso, il ritmo è lento ed esitante oppure se la persona è in ansia può essere rapido e concitato
  • L’espressione del volto può essere rigida o non congruente con la comunicazione verbale 
  • Lo sguardo è basso, sfuggente, con rari contatti oculari
  • La posizione è chiusa, in avanti, dimessa o gobba. La persona può posizionarsi lateralmente rispetto all’interlocutore 
  • La distanza dall’interlocutore è eccessiva.

Cosa c’è dietro ad uno stile comunicativo del genere?

La persona passiva vuole essere accettata e giudicata positivamente dagli altri, o evitare conflitti, perché teme di non saperli gestire o che possano portare ad una rottura della relazione. Queste persone credono di non essere in grado di raggiungere i loro obiettivi, e che i bisogni degli altri siano prioritari sui propri.

Assumere questo stile di comunicazione può portare ad un peggioramento della propria autostima, ad incapacità di prendere decisioni ed esprimere opinioni e di conseguenza a forti vissuti di rabbia e frustrazione, per non vedere mai rispettati i propri bisogni e realizzati i propri desideri.

Lo stile aggressivo

Se siete persone molto convinte delle vostre opinioni e fate fatica ad accettare il punto di vista degli altri, probabilmente potreste avere uno stile comunicativo aggressivo. Chi ha questo atteggiamento:

  •  Vuole che gli altri si comportino secondo le sue aspettative
  •  Decide per gli altri senza ascoltare il loro parere
  •  Non chiede scusa di fronte a comportamenti errati
  •  Non ascolta gli altri mentre parlano
  •  Interrompe frequentemente l’interlocutore
  •  Giudica e critica gli altri
  •  Utilizza strategie colpevolizzanti e inferiorizzanti
  •  Tende ad ipervalutarsi.

A livello non verbale l’aggressività si manifesta:

  • Con gesti ampi e vistosi, irruenti ed invadenti (agita le mani, sbatte i pugni, segna a dito)
  • Con tono della voce elevato, aggressivo, dal ritmo rapido e incalzante
  • Con un’espressione del volto esagerata, rabbiosa, contratta, accigliata, svalutante
  • Con uno sguardo fisso, fulminante
  • Con una posizione invadente, scattante, che guarda dall’alto in basso
  • Con una vicinanza all’altro ridotta in maniera non adeguata.

Cosa muove la persona a mettere in atto uno stile comunicativo aggressivo? Lo scopo è sicuramente quello di imporre la propria opinione e di dominare gli altri, che vengono spesso considerati inferiori. Spesso queste persone vogliono evitare di essere viste come deboli e vulnerabili, e non vogliono sentire di dipendere dagli altri. Possono anche avere la convinzione che con le maniere dure si ottengano più risultati. La persona aggressiva sicuramente riesce ad ottenere quello che vuole più facilmente e sente di avere il controllo sulle situazioni. Tuttavia, porsi alle persone con questo stile comunicativo può portare a conseguenze negative sul lungo termine: le relazioni vengono talmente logorate che può arrivare a perdere amicizie o partner sentimentali; sul luogo di lavoro può essere temuto, ma non apprezzato e stimato. Inoltre, i frequenti vissuti di rabbia e aggressività innalzano costantemente il livello di stress, con ripercussioni anche sul fisico, fino ad arrivare a vere e proprie patologie (emicranie, ulcere, gastrite, insonnia…).

Sia lo stile passivo, che quello aggressivo, quindi, non risultano funzionali per il mantenimento di relazioni stabili e serene. Come in tutte le cose, la soluzione è nella via di mezzo: l’assertività.

Come abbiamo detto, il comportamento assertivo si caratterizza per la presenza di una comunicazione chiara del proprio punto di vista, mantenendo il rispetto di sé e dell’altra persona. Impegnandosi a mettere in atto uno stile di comunicazione assertivo, la persona impara a:

  • Ascoltare e accettare il punto di vista altrui
  • Non giudicare e non sentirsi giudicato
  • Non inferiorizzare o colpevolizzare gli altri
  • Decidere in maniera autonoma, ascoltando comunque gli altri
  • Essere flessibile e cambiare le proprie opinioni in alcuni casi
  • Non essere manipolato
  • Non pretendere che gli altri cambino idea
  • Collaborare con le persone che ha intorno
  • Comunicare le proprie emozioni

Come si trasmette a livello non verbale l’assertività?

  • I gesti sono ampi e cordiali
  • Il tono di voce è moderato, adeguato al contesto, modulato in base alla situazione
  • L’espressione del volto è attenta, interessata, comprensiva, corrispondente alla comunicazione non verbale
  • Il contatto visivo è costante, ma comunque discreto
  • La posizione è rilassata, aperta e comoda
  • La distanza interpersonale varia in base al tipo di relazione (se è un rapporto stretto di amicizia o sentimentale sarà più vicina, mentre leggermente più distante se è un rapporto professionale).

Ovviamente, c’è chi è già portato per natura a mettere in atto questo stile di comunicazione, e chi invece dovrà impararlo piano piano. Come in tutte le cose, anche il comportamento comunicativo può essere appreso ed allenato, impegnandosi di volta in volta a metterlo in atto. Questo lavoro può essere molto faticoso e impegnativo all’inizio, ma sicuramente ne vale la pena. Le conseguenze positive del mettere in atto l’assertività sono numerose:

  • Possono migliorare i rapporti con i colleghi 
  • Si impara a rapportarsi con persone autorevoli
  • Si affrontano con spirito costruttivo le critiche ricevute
  • Si impara a fare richieste nel modo più efficace
  • Si può raggiungere il proprio obiettivo, senza rovinare i rapporti
  • Si possono esprimere liberamente i propri vissuti e i propri sentimenti alle persone a cui si è legati, rafforzando l’intimità e il legame

In poche parole, la comunicazione assertiva permette di ottenere il maggior vantaggio, con il minor svantaggio, per entrambi gli interlocutori.

Come si fa dunque a diventare persone assertive?

Un primo passo fondamentale in questa direzione è prendere consapevolezza dei propri diritti (se tendenzialmente hai uno stile passivo) e di quelli degli altri (se spesso metti in atto l’aggressività).

Qui ti abbiamo lasciato la “Carta dei diritti della persona assertiva”, che puoi leggere e su cui puoi riflettere, confrontandoli con i tuoi atteggiamenti abituali.

Potresti poi aver bisogno di lavorare sull’ascolto. Il bisogno di essere ascoltati e la disponibilità ad ascoltare l’altro sono alla base dell’assertività. Ascoltare è un’abilità e, quindi, come tutte le abilità, può essere anch’essa appresa. Nelle prossime comunicazioni con gli altri, prova a mettere in atto quello che viene definito ascolto attivo. Esso non è un semplice rimanere in silenzio passivamente di fronte a quello che dice l’altra persona, ma consiste nel fornire all’altro indizi sul fatto che lo stiamo ascoltando realmente e stiamo provando a capire il suo punto di vista. Mostra quindi apertura e interesse con l’espressione del volto e la postura, e utilizza brevi affermazioni di incoraggiamento (“si… ti ascolto… sto cercando di capire… immagino… spiegami meglio”). Poi, prima di dire la tua, puoi dare una conferma all’altro del fatto che l’hai ascoltato, riformulando e sintetizzando quello che ti ha detto (“vediamo se ho capito bene… quindi mi stai dicendo che…”). In questo modo, il tuo interlocutore si sentirà veramente capito e ascoltato, si rilasserà e sarà più portato anche lui a capire il tuo punto di vista. 

Infine, è importante imparare a comunicare le proprie idee nel modo giusto, esprimendole chiaramente ma senza far sentire l’altro attaccato. A questo scopo puoi mettere in atto i messaggi io o messaggi di responsabilità, chiamati così poiché chi li esprime si assume la responsabilità del proprio stato d’animo, facendone un’analisi e spiegandola all’altro, senza scaricare sull’altro colpe rispetto ai propri vissuti. La responsabilità che viene lasciata all’altro è solo quella di cambiare il proprio comportamento per venire incontro alle esigenze espresse. Se, ad esempio, mi sento triste perchè mio marito mi lascia sola la domenica pomeriggio, invece di dire: “sei un egoista, mi fai stare male, non ti importa di me”, potrei provare a dire: “quando mi lasci sola la domenica pomeriggio mi sento molto triste perché penso che non ti importi di me. Possiamo organizzarci per dedicare una domenica al mese solo a noi?”. Come puoi avvertire, il messaggio che arriva non è di accusa, ma esprime in modo diretto il proprio vissuto, dandone una chiara spiegazione e proponendo una soluzione.

Come abbiamo già detto, la strada verso l’assertività non è semplice e necessita di allenamento. Prova a mettere in pratica i suggerimenti che ti abbiamo dato nell’articolo e facci sapere come va!

Se senti di avere bisogno di una mano per costruire uno stile comunicativo più funzionale ed efficace per le tue relazioni, non esitare a contattarci e chiederci un colloquio.

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