Stress cronico e conseguenze fisiche

Come reagisce il tuo corpo ad una continua fonte di stress?

Prima di parlare di stress cronico chiediamoci: ma lo stress è così cattivo? Ne sentiamo sempre parlare in termini negativi, come qualcosa da debellare in assoluto, ma in realtà, come tutte le risposte automatiche e innate del nostro corpo, esso ha origini evolutive e dunque uno scopo adattativo ben preciso. Lo stress, infatti, quale reazione fisiologica e psichica ad una fonte di minaccia, ha la funzione di attivare le risposte che permettano di fronteggiare tale pericolo e tornare ad uno stato di quiete. In breve, la risposta di stress ci permette di sopravvivere! Come lo fa?
In seguito alla percezione di uno stimolo che potrebbe metterci in pericolo si attivano in maniera del tutto involontaria e inconsapevole diverse vie neurofisiologiche.

Una prima via riguarda l’attivazione del sistema nervoso autonomo, che si divide in simpatico e parasimpatico. La risposta più immediata è quella di freezing, in cui l’organismo si trova in una sorta di stand-by, in attesa di capire come fronteggiare la minaccia. Il sistema si “congela” per alcuni secondi, provocando immobilità e preparandosi alla risposta di attacco o fuga. Dopodiché il soggetto può infatti mettere in atto due tipi di comportamenti di difesa, sostenuti dall’attivazione del sistema simpatico: fight o flight, cioè combattere la minaccia o scappare, in base alla possibilità percepita di fronteggiarla o meno. Se la fonte del pericolo sovrasta le capacità del soggetto di attaccarla o non vi sono vie di scampo per fuggire, viene disattivato il sistema simpatico e si innesca la risposta del parasimpatico, che porta ad un sempre maggiore stato di immobilità e assenza di risposte, passando per il fright (immobilità tonica), il flag (immobilità da collasso) e arrivando al faint (svenimento). Quest’ultimo è uno stato di “finta morte”, in cui l’organismo appare del tutto inerme. L’evoluzione ha permesso di sviluppare tale risposta per fronteggiare gravi fonti di minaccia (come un predatore) davanti ai quali non c’è altra via di scampo che non simulare la morte, così da non essere aggrediti (alcuni predatori infatti non mangiano animali già morti).

 

 

Un’altra via che si attiva come risposta ad uno stressor è quella che coinvolge l’ipotalamo, una struttura cerebrale deputata al controllo di funzioni omeostatiche e endocrine, l’ipofisi, ghiandola che produce diversi ormoni, e il surrene. Questo sistema è chiamato asse ipotalamo-ipofisi-surrene o anche asse dello stress. Il risultato finale di questa attivazione, infatti, è la secrezione di cortisolo, il cosiddetto ormone dello stress, che fa aumentare i livelli di glicemia e grassi nel sangue, fornendo così all’organismo le energie necessarie per affrontare la minaccia. Insieme al cortisolo vengono prodotti anche adrenalina e noradrenalina, che aumentano la pressione sanguigna e migliorano quindi la prontezza fisica.
Fin qui tutto bene. Quand’è che allora lo stress diventa dannoso per l’organismo? Se la minaccia è transitoria o il soggetto riesce a sconfiggerla, la risposta fisiologica dello stress si disattiva e il corpo torna ad uno stato di equilibrio. Può succedere però che la fonte di stress sia continua o non sia fronteggiabile. Questo avviene per esempio nel caso di una malattia cronica, di un rapporto conflittuale, di una situazione lavorativa stressante a causa di orari eccessivi, carichi di responsabilità o perché si è sottoposti a mobbing, e tante altre situazioni della vita moderna. In questi casi i livelli eccessivamente alti di cortisolo possono produrre effetti negativi.

 

 

RIASSUMENDO: IL CICLO DELLO STRESS

  1. Fase di allarme: il corpo si attiva con le risposte del sistema nervoso autonomo e dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene per affrontare la fonte di pericolo.
  2. Fase di resistenza: se la minaccia continua si passa alla fase di resistenza, in cui l’organismo continua a produrre una risposta di stress. Possono verificarsi reazioni transitorie quali ingrossamento delle ghiandole surrenali, ulcere gastrointestinali, perdita di peso...
  3. Fase di esaurimento: infine, vivendo una situazione costante di pericolo percepito, il soggetto entra nella fase di esaurimento; le ghiandole surrenali e i linfonodi sono ingrossati, ma iniziano a non funzionare più bene, le alterazioni ormonali prolungate predispongono l’organismo a disturbi e patologie anche gravi. Si parla a questo punto di STRESS CRONICO.

 

 

Capire il funzionamento dello stress e riconoscere le sue manifestazioni nel nostro corpo ci permette quindi di prendere provvedimenti prima di entrare nella fase dello stress cronico e rischiare di andare incontro a disturbi debilitanti. Riprendere uno stile di vita sano, cominciando dall’alimentazione, dall’attività fisica e da ritmi di sonno regolari, gestire più efficacemente il proprio tempo, senza sovraccaricarsi, dedicare un po' di tempo ad attività piacevoli ogni giorno, possono essere i primi passi per alleviare i sintomi dell’eccessivo stress e riportare il corpo ad uno stato di equilibrio e benessere. Se queste strategie non dovessero bastare perché la situazione da affrontare è altamente critica, è utile allora chiedere l’aiuto di un professionista.

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