Coronavirus ansia da seconda ondata

Gli effetti psicologici del Coronavirus: come gestire l’ansia della seconda ondata

La pandemia che stiamo vivendo è arrivata nella vita di ognuno di noi come uno tsunami improvviso, devastante e senza precedenti. Ha sconvolto la nostra quotidianità, fatta di rapporti più o meno stabili, basati su una routine di frequentazioni programmate, fisse, attese. Ci sentiamo quotidianamente disorientati e allo stesso tempo molto stressati a causa della costante paura del contagio che sta causando importanti ripercussioni sulla salute mentale di ognuno di noi. L’incessante bollettino di numeri, informazioni, statistiche, la mancanza di controllo sulla situazione, la non conoscenza di quello che accadrà in futuro, i numeri sui decessi che ormai ci accompagna da diversi mesi, non fanno altro che aumentare la tensione in un momento già particolarmente critico (Hellewell et al., 2020).

Ansia, insonnia, senso di impotenza, solitudine e rabbia sono condizioni così diffuse tra la popolazione che l’OMS ha coniato il termine “pandemic fatigue” per descrivere l’insieme di sentimenti di spossatezza e sfinimento che viviamo ormai da mesi.

Se fino a poche settimane fa si poteva parlare di un “nuova normalità”, ad oggi la situazione sembrerebbe essere nuovamente peggiorata e ci ritroviamo a vivere seguendo una serie di limitazioni e guardando al futuro con sempre maggiore preoccupazione.

Che effetti ha questa situazione sulla nostra salute psicologica?

A tutti gli effetti, quella che stiamo vivendo è un’esperienza traumatica. Si parla di trauma, infatti, quando un individuo si trova di fronte a condizioni, singole o ripetute nel tempo, che minacciano la sua vita o la sua incolumità fisica e/o psicologica, oppure assiste alle suddette condizioni verso altre persone. La diffusione del Covid-19 rappresenta sicuramente una minaccia alla nostra salute fisica e purtroppo in alcuni casi alla nostra stessa vita. Inoltre, è un pericolo ancora in gran parte sconosciuto e imprevedibile, e per questo motivo genera paura ed estremo disorientamento dal punto di vista psicologico. A tutto ciò si aggiungono le misure di sicurezza adottate, quali utilizzo di mascherine, distanziamento sociale, isolamento, che inevitabilmente hanno effetti negativi sul nostro umore.

I dati delle ricerche indicano che durante il primo lockdown, quindi nel periodo da Marzo a Maggio 2020, c’è stato un aumento significativo di richieste di trattamento per disturbi d’ansia legati alla paura del contagio, al timore di uscire o di rimanere isolati. 

Un grande studio condotto in Cina ha indagato l’incidenza di ansia e depressione nel periodo di lockdown (Tang et al., 2020). Ha inoltre messo a confronto tre gruppi di popolazione: coloro che non erano in quarantena, quelli che erano in quarantena in zone ad alto rischio di contagio e quelli in quarantena in zone non a rischio.

Hanno partecipato allo studio 1160 persone, che hanno risposto ad un questionario online per la valutazione della loro condizione psicosociale e l’eventuale presenza di sintomi ansiosi o depressivi. Come ci si può aspettare, i risultati hanno mostrato un peggioramento della salute mentale in chi ha vissuto la condizione di quarantena, rispetto a chi non l’ha vissuta. Tuttavia, è interessante notare come la prevalenza di ansia e depressione sia risultata due volte maggiore in chi si trovava in zone non a rischio di contagio, rispetto a chi era invece in zone a rischio.

Questo sembra dimostrare che la paura di un potenziale contagio sia un fattore di stress anche maggiore del contagio vero e proprio. 

Rispetto ad altri eventi catastrofici, infatti, l’imprevedibilità della contagiosità del virus potrebbe averci portato a sviluppare sentimenti di diffidenza, sospettosità e distanza dagli altri, che si aggiungono all’ansia e all’abbattimento dell’umore per le conseguenze della situazione che stiamo vivendo (Ni et al., 2020).

In Italia, uno studio condotto dall’Università dell’Aquila in collaborazione con l’Università di Roma Tor Vergata, ha mostrato come il 37% degli intervistati (ben 18.000 persone) presentano sintomi da stress post-traumatico; il 20% sintomi di ansia grave e il 7% insonnia. Sulla salute psicologica di bambini e adolescenti ha indagato l’Ospedale Gaslini di Genova, che ha rilevato come il 65% dei bimbi con meno di 6 anni e il 71% dei ragazzi più grandi presenti problematiche comportamentali e segni di regressione infantile.

L’esperienza del lockdown, inoltre, ha avuto un altro effetto profondo e probabilmente duraturo sulla nostra psiche: ci ha messo a confronto con la nostra vulnerabilità, ci ha ricordato che abbiamo debolezze e fragilità, che non possiamo tenere sempre tutto sotto controllo e che la vicinanza degli altri è per noi un supporto fondamentale.

E’ probabile che questa consapevolezza sia alla base dei sintomi ansiosi e di panico che molte persone hanno sviluppato in questo periodo.

Nelle ultime settimane, inoltre, stiamo assistendo ad un aumento graduale di casi di depressione e sentimenti di perdita di speranza per il futuro, principalmente connessi alla crisi economica dovuta alla chiusura delle attività per mesi e alla riduzione del turismo. Molte persone, purtroppo, si stanno rendendo conto di non riuscire a far ripartire la loro azienda e, a questo proposito, il presidente della Società Italiana di Psichiatria (Sip) Enrico Zanalda, teme un incremento dei casi di suicidio.

Come gestire ansia e depressione connesse al Covid-19?

Come ogni momento di crisi, la situazione che stiamo vivendo ci richiede un importante capacità di adattamento. Soprattutto adesso, dobbiamo provare ad allenare la nostra flessibilità e adattarci, meglio che possiamo, alla nuova realtà prodotta dalla diffusione del virus.

In questo senso la tecnologia può venire in nostro aiuto. La distanza infatti è una grande sofferenza per tutti noi. In quanto animale sociale, l’essere umano soffre terribilmente dei limiti che l’emergenza Covid-19 ci ha imposto. Ma possiamo trovare soluzioni alternative: gli strumenti tecnologici ci permettono di mantenerci vicini emotivamente seppur distanti fisicamente. Certo, una videochiamata non darà mai le stesse sensazioni di un abbraccio reale, ma è un aiuto che va verso la soddisfazione dei nostri bisogni di intimità.

Anche nel nostro lavoro, ad esempio, stiamo adottando l’utilizzo di Skype e videochiamate nei casi in cui svolgere una seduta in presenza diventa difficile e nella maggior parte dei casi si è rivelata un’ottima alternativa.

Adattarsi ad un momento di crisi vuol dire anche diventare più gentili con noi stessi e con gli altri. Le conseguenze dello stress si fanno sentire: forse vi siete accorti di essere più tesi, nervosi, affaticati, insofferenti con le persone intorno a voi. E’ normale. Perdonatevi se avete qualche scoppio di rabbia in più, o un momento di tristezza. Non pretendete di raggiungere il vostro standard abituale nelle cose che fate. Questa non è una situazione normale. Per coltivare maggiore gentilezza e compassione verso voi stessi potreste praticare un pò di mindfulness. Questo tipo di meditazione è basata sull’incremento della consapevolezza di quello che vi succede e sull’accettazione di qualunque esperienza si stia manifestando, così com’è, senza giudizio.

Nei momenti acuti di ansia o panico ricorrete al respiro: è l’ansiolitico più prezioso e naturale che abbiamo ed è sempre a portata di mano. Fare respiri lenti e profondi (la cosiddetta respirazione diaframmatica) ha un potente effetto calmante sul corpo e sulla mente. Va a contrastare inoltre il tipo di respiro che tendiamo a fare quando siamo agitati, che è superficiale, corto e veloce e può spesso innescare un vero e proprio attacco di panico per la sensazione di perdita d’aria che procura.

Se volete apprendere un esercizio facile ed efficace a questo link trovate la nostra spiegazione della respirazione quadrata.

Ricordatevi poi che nei momenti più stressanti è fondamentale mantenere una regolarità nella nostra vita. Quindi, cercate di prendervi cura di voi stessi da tutti i punti di vista: dormite un numero sufficiente di ore (almeno 7-8, anche se il numero può variare da persona a persona), coricandovi e svegliandovi più o meno alla stessa ora; mangiate in maniera sana; cercate di ritagliarvi durante la giornata anche piccoli spazi per attività piacevoli e movimento fisico.

Infine, se sentite che non riuscite a farcela da soli chiedete aiuto. Non è motivo di vergogna, né indice di debolezza e inferiorità. In questo momento siamo tutti più vulnerabili e un aiuto psicologico può fare la differenza.

Per prenotare un colloquio con noi, in studio o online, puoi cliccare qui.

Bibliografia

Hellewell, J., Abbott, S., Gimma, A., Bosse, N. I., Jarvis, C. I., Russell, T. W., … & Flasche, S. (2020). Feasibility of controlling COVID-19 outbreaks by isolation of cases and contacts. The Lancet Global Health.

Ni, M. Y., Yao, X. I., Leung, K. S., Yau, C., Leung, C. M., Lun, P., … & Leung, G. M. (2020). Depression and post-traumatic stress during major social unrest in Hong Kong: a 10-year prospective cohort study. The Lancet, 395(10220), 273-284.

Mental Health and Covid-19, Organizzazione Mondiale della Sanità.

Tang, F., Liang, J., Zhang, H., Kelifa, M. M., He, Q., & Wang, P. (2020). COVID-19 related depression and anxiety among quarantined respondents. Psychology & Health, 1-15.

Trauma-spectrum symptoms among the Italian general population in the time of the COVID-19 outbreak, MedRxiv.

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